Il piano di riarmamento europeo, che segue l’esempio di altre potenze, è espressione dell’offensiva in corso in Europa delle forze reazionarie e si tradurrà in un’accentuazione della proiezione imperialista contro i paesi oppressi, nell’aumento dello sfruttamento del proletariato e delle masse popolari, in nuovi aumenti dei prezzi e in tagli ai servizi sociali pubblici e nello sviluppo, a tutti i livelli, delle contraddizioni tra le forze imperialiste.
Il 4 marzo la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un piano di riarmo delle potenze imperialiste europee. Il piano ha come obbiettivo raccogliere fondi pari a 800 miliardi di euro da investire nell’industria bellica dei paesi imperialisti dell’Unione Europea.
Questo annuncio è stato fatto in seguito alla sceneggiata organizzata dall’ultrareazionario Donald Trump, in cui ha affermato che porrà fine all’invio di armi all’Ucraina.
“Siamo in un periodo di riarmo e l’Europa è pronta ad aumentare notevolmente le sue spese per la difesa, sia per rispondere all’urgenza rappresentata dalla necessità dell’appoggio all’Ucraina, sia per far fronte alle necessità di lungo termine relative all’assunzione di maggiori responsabilità per la nostra propria sicurezza europea”, ha spiegato Leyen.
Tutto indica l’attuale propensione ad un maggior impegno dell’imperialismo europeo nella guerra inter-imperialista. Le recenti posizioni del presidente Francese Macron indirizzate all’invio di “volontari” in Ucraina in missione di “peacekeeping” ed all’intenzione di promuovere l’estensione di un ombrello nucleare europeo all’intera Europa sono segnali dell’intenzione dell’imperialismo europeo di riprendere l’iniziativa per un ruolo maggiormente egemonico nel continente, senza che per altro questo significhi lo sviluppo di effettive contraddizioni con la superpotenza USA.
A livello internazionale è evidente che la crescente militarizzazione in atto promossa dalle varie potenze imperialiste accentua il rischio di una veloce ascesa della dinamica della terza guerra mondiale. La storia ha mostrato di una volta che la disputa tra potenze per le sfere d’influenza, il controllo economico, politico e spesso anche direttamente militare dei popoli oppressi e delle piccole nazioni, le fonti di materie prime, il possesso delle principali vie di comunicazione, la spartizione dei mercati, le porta in direzione della guerra mondiale.
Risulta quindi importante considerare l’effettivo significato che questo piano ha all’interno dell’UE e cosa può comportare dal punto di vista di una ridefinizione dei rapporti tra le potenze imperialiste che comandano l’Unione Europea, oggi in particolare dei rapporti tra la Germania e la Francia. Per questo è necessario vedere nel dettaglio il piano. Non si sa ancora esattamente come sarà fatta questa raccolta di fondi, ma nel discorso di Ursula von der Leyen alcune ipotesi sono emerse.

Prestito congiunto
“È stato suggerito che i paesi dell’UE contribuiscano, nel loro insieme, ad un prestito di 150 miliardi di euro, destinato all’acquisto di armamenti per difese antiaeree, sistemi di artiglieria, missili, munizioni e droni. Questi fondi permetterebbero di “aumentare massivamente il loro [paesi europei] appoggio all’Ucraina”, secondo Leyen.
Questa proposta, però, rivela già tra le righe due elementi importanti: Il rapporto disuguale all’interno dell’UE tra i paesi imperialisti e i paesi oppressi a capitalismo burocratico (in gran parte esito dello sfruttamento attuato dal socialimperialismo russo dopo la restaurazione del capitalismo ad opera del revisionismo moderno e, in parte, storicamente presenti nell’Europa Meridionale, come ad es. Sud Italia, Sicilia e Sardegna, Spagna del Sud, ecc). Questo si vede anche dal fatto che mentre alcuni paesi riceveranno il corrispettivo del prestito in effettivi armamenti, gli altri paesi ne subiranno interamente oneri economici e relativi ad una crescente oppressione e militarizzazione interna.
Ovviamente questa linea conferma e ripropone il rapporto di dominio che i paesi imperialisti hanno con quelli oppressi anche dentro l’UE. Saranno queste potenze che, sfruttando sempre più a fondo le “proprie” masse popolari, si impadroniranno anche degli ulteriori armamenti e agiranno, con la scusa di presentarsi come “protettori dell’Europa” all’interno ed all’esterno di tale area, proprio come gli USA hanno fatto nello scorso secolo. Questo permetterà un rafforzamento della dominazione imperialista, in particolare del sempre più emergente popolo tedesco, nell’Europa dell’Est sempre più oppressa e un crescente interventismo nella guerra in Ucraina, nel quadro di un diretto confronto con l’imperialismo Russo. Il che può verosimilmente sboccare in un balzo in avanti della guerra inter-imperialista.
D’altra parte, il fatto che solamente alcuni paesi riceveranno i fondi per gli armamenti svela anche il conflitto in corso tra gli stessi paesi imperialisti per la ridefinizione degli assetti egemonici dell’Europa. Conflitto in cui rientra la stessa disputa per la spartizione dei fondi del riarmo. Questa disputa è evidente quando si consideri la volontà di protagonismo sia nel riarmo dell’UE sia nei rapporti con l’Ucraina. Un esempio oltre al ruolo della Germania è quello della Francia, che tramite Macron vorrebbe proporsi come “protettore dell’Ucraina” .
Parzialmente diverso è il caso italiano. L’imperialismo italiano è essenzialmente un imperialismo marginale. Si è affermato solo nel Nord Italia e parzialmente nel Centro-Nord. Mentre sfoggia pretese da grande potenza, risulta particolarmente servile nei confronti di USA e Germania e, nello stesso tempo, particolarmente virulento nei confronti dei popoli e delle piccole nazioni dei Balcani e dell’Africa orientale, oltre ad essere, ovviamente, portatore di una specifica logica di oppressione e sfruttamento semi-coloniale delle stesse masse popolari del Sud e delle Isole. In questo quadro si registra il recente invio in Italia di più sofisticati armamenti nucleari posizionati nelle basi americane presenti nel paese. L’Italia ha ricevuto il numero più alto di nuove atomiche rispetto agli altri paesi europei, 30 testate su 100 inviate. Anche se sono armi americane, è comunque evidente come contribuiscano di fatto anche al processo di riarmo europeo.

Trasferimenti di Capitale
Un’altra proposta del piano consiste nel trasferire fondi provenienti dai “fondi di coesione” per l’investimento nell’industria bellica e di difesa. Questi “fondi di coesione” sono però tratti dagli esborsi dei paesi membri per finanziare investimenti europei in settori importanti come salute, trasporto e persino politiche ambientali, delle quali l’UE spesso si vanta.
Questi trasferimenti porteranno inevitabilmente a un ulteriore ristringimento del cosiddetto welfare nei paesi europei e, di conseguenza, ad un peggioramento anche sotto questo profilo delle condizioni di vita dei lavoratori in tutta l’Europa. Il colpo sarà maggiore nei paesi che con gli anni sono diventati dipendenti da questi fondi e sussidi europei per il mantenimento di questi settori. Questi paesi sono in maggioranza a capitalismo burocratico. L’Italia è un’eccezione, essendo imperialista e dipendendo anch’essa fortemente da questi sussidi. Pertanto è chiaro che le masse italiane risentiranno di un rapido peggioramento dei servizi sociali di pubblico interesse, che sono già ad un livello notevolmente più basso della media europea.

Fondo di recupero del COVID-19
Un’ulteriore ipotesi è anche quella di usare quello che è rimasto del fondo di recupero relativo alla pandemia da COVID-19, per un ammontare di circa 90 miliardi di euro.

Investimento privato
Infine, von der Leyen ha proposto anche l’utilizzo di investimenti privati da parte dei paesi nella Banca Europea e nell’ “Unione dei Risparmi e degli Investimenti” (ancora in formazione), finalizzando l’operazione alla produzione di nuovi armamenti.
In linea generale questa proposta pone in primo piano alcune considerazioni: 1) vedrà l’accelerazione della formazione dell’ “Unione dei Risparmi” e, di conseguenza, la concentrazione degli investimenti provenienti dai mercati europei, e 2)comporterà contemporaneamente, l’intensificazione della dominazione economica da parte degli Stati imperialisti rispetto agli altri membri.
Questa unione comporterà una redistribuzione del capitale imperialista destinato alla guerra interi-imperialista nei paesi dell’UE ed una relativa ripartizione ineguale a vantaggio della Germania dei profitti generati dalle industrie di guerra. Questi investimenti, come risulta evidente dai progetti di accentuazione delle politiche di riarmo, non sono altro che drenaggi di fondi di tutti i paesi dell’UE per accrescere i capitali e finanziare il riarmo dei pochi paesi più forti, enfatizzando così il carattere disuguale delle relazioni di potere tra i paesi che costituiscono l’Unione Europea, con relativa accentuazione delle contraddizioni, delle relazioni servili (da parte di paesi come l’Italia) e dei rapporti di sfruttamento e di dipendenza dei paesi a capitalismo burocratico.
E anche da questo punto di vista, il rapporto inevitabilmente improntato al servilismo del marginale e rapace imperialismo italiano nei confronti delle più forti potenze imperialiste dell’Occidente, andrà a determinare un ulteriore stato di impoverimento del Mezzogiorno della Sicilia e della Sardegna (*nota).
In sintesi, indipendentemente dal modo in cui saranno presi i fondi, il piano di riarmo dell’Unione Europea comporterà un inevitabile appesantimento del sistema di dominazione europeo sulle masse popolari dei vari paesi membri, con una forte accelerazione della proiezione imperialista contro i popoli oppressi di altre aree del mondo e con la preparazione militare del fronte di guerra nei confronti dell’imperialismo russo. Questo però all’interno di un quadro in cui la lotta per la ridefinizione degli assetti di potere nella stessa Europa andrà sempre più accentuandosi riproponendo, in forme nuove e con significative variazioni, dinamiche che già hanno caratterizzato la seconda guerra mondiale, almeno per quanto attiene alle pretese di dominio della Germania. La marea nera relativa all’avanzato grado di fascistizzazione dei vari Stati imperialisti del mondo e quindi della stessa Europa, che nel quadro dell’attuale gemellaggio sempre più stretto tra fascismo e social-fascismo (vedi le manifestazioni per l’Europa del 15 marzo) si accompagnerà alla piena e vincente ascesa delle forze nazi-fascite. Una situazione che riproporrà dunque ancora una volta la centralità di una Germania fascista e guerrafondaia attorniata da potenze satelliti come l’Italia. Nel sostegno a tale prospettiva, stanno già convergendo “europeisti” , “sovranisti” e rosso-bruni,
PERLADEMOCRAZIAPOPOLARE
(*nota) Acutizzando la Questione Meridionale e riproponendo la necessità dell’alleanza rivoluzionaria tra il proletariato e gli strati più sfruttati del Nord e le larghe masse popolari del Sud e delle Isole. Alleanza che è anche l’unica base possibile per una soluzione democratica, legata all’eventuale prospettiva di una federazione di Stati socialisti indipendenti, di alcuni nodi della Questione Meridionale e di quella Sarda.