Data da qualche settimana la notizia secondo cui il ministro degli esteri israeliano Gideon Saar ha incaricato il proprio ministero degli esteri ad avviare colloqui “diplomatici” con i partiti di estrema destra in Europa. [1] In particolare con quelli di Francia, Spagna e Svezia. I tre partiti in questione, sono il Rassemblement National francese, guidato da Marine Le Pen, i Democratici Svedesi (un partito nazifascista) e il partito spagnolo Vox. Quando il ministro Gideon Saar, è entrato in carica nell’attuale governo di estrema destra guidato da Netanyahu, gli sono stati presentati i risultati di un’indagine relativa alla valutazione dell’affidabilità politica dei vari partiti europei di estrema destra in base al loro sostegno a Israele, alle loro posizioni nei confronti della comunità ebraica e all’atteggiamento della comunità ebraica nei loro confronti ed alla possibilità di una loro rinuncia “formale” all’antisemitismo accompagnata dalla decisione di una più marcata opposizione xenofoba nei confronti delle comunità musulmane in Europa. Quest’indagine rispecchia quello che in realtà è già un ben più ampio legame consolidato relativo ai rapporti con vari gruppi di estrema destra oltre che con partiti fascisti in rapida ascesa negli ultimi esiti elettorali o con partiti già al governo (come nel caso dell’attuale governo Meloni). Un legame che attiene alla definizione di una linea comune nell’adozione di varie forme di boicottaggio e di repressione nei confronti degli attivisti che si battono per i diritti del popolo palestinese e di politiche sostegno alla feroce repressione in atto con l’occupazione di Gaza. Questo in un quadro in cui si è determinato anche l’insediamento dell’ultrareazionario governo di Donald Trump che ha chiaramente alluso alla necessità di un piano indirizzato alla pulizia etnica della popolazione gazawita.
Questi legami contribuiscono oltre che al sostegno dei progetti dell’imperialismo USA e del coloniale sionista anche al processo di fascistizzazione dei vari Stati imperialisti europei. Le forze socialdemocratiche e di cosiddetto centro-sinistra, insieme ad ampi settori del “Movimento pacifista” e della stessa “sinistra radicale”, sono pienamente complici di tutto questo e di fatto rappresentano delle forze organicamente socialfasciste e pro-imperialiste.
Ne deriva che, per quanto riguarda il nostro paese, la il sostegno internazionalista e antimperialista all’eroica guerra di liberazione nazionale del popolo palestinese non può essere disgiunto dalla lotta contro l’imperialismo italiano e contro uno Stato ed un governo fascisti. La prospettiva non può quindi che essere quella di una nuova resistenza per uno Stato democratico, popolare ed antifascista che, sotto la direzione di un’effettiva forza comunista, apra la strada alla costruzione del socialismo.
Questo significa che bisogna al centro anche la separazione e la lotta contro chi propone una visione riduttiva, di tipo “caritatevole” e “umanitario” , del sostegno alla lotta del popolo palestinese. Visione che in ultima analisi risulta politicamente complice dell’imperialismo. Risulta però anche necessario combattere le posizioni di chi lancia iniziative di tipo mediatico-movimentista al fine di promuovere l’immagine del proprio gruppo , del proprio sindacato o del proprio schieramento politico (vedi per es. da un lato la rete dei Comunisti/Usb/PAP e dall’altro TIR/Si cobas) e che in questo modo si oppone al necessario lavoro di unificazione di tutte le forze antimperialiste ed antifasciste del nostro paese sulla base di contenuti politici atti a sviluppare la coscienza di classe e la concezione proletaria del mondo dei giovami, degli operai e delle masse popolari. Contenuti che quindi risultino effettivamente finalizzati allo sviluppo di un movimento politico rivoluzionario di massa mirante alla realizzazione di un preciso programma di democrazia-popolare.
PER LA DEMOCRAZIA POPOLARE
[nota 1] Vedi Jerusalem post https://www.jpost.com/breaking-news/article-843496