Traduzione non ufficiale dal periodico Mural: https://muralperiodico.wordpress.com/2025/03/15/teuchitlan-nunca-mas/
Il 5 marzo, dopo aver ricevuto una telefonata anonima da un sopravvissuto che era riuscito a fuggire, il collettivo Guerreros Buscadores ha scoperto un campo di sterminio situato nel Rancho Izaguirre, nel comune di Teuchitlán, a un’ora da Guadalajara. La scoperta iniziale fatta dalle famiglie cercatrici è impressionante: in un primo momento, hanno potuto documentare almeno 400 paia di scarpe – sia da uomo che da donna – oltre a vestiti, cappelli, borse, zaini, tra gli altri oggetti. Inoltre, è stata rilevata l’esistenza di almeno tre forni crematori, resti scheletrici e persino alcuni appunti, messaggi di addio e liste con i soprannomi delle vittime. Una vera e propria Auschwitz messicana.
Nel ranch di circa 10.000 metri quadrati sono state individuate anche aree per l’addestramento militare, tra cui pneumatici, installazioni di filo spinato e poligoni di tiro dove le reclute sono state costrette ad allenarsi, combattere e uccidersi a vicenda in un’autentica pratica di contro-insurrezione tipica degli eserciti mercenari formati dalla CIA e dalle forze d’élite di tutto il mondo.
Questo luogo era stato oggetto di un’incursione da parte di elementi dell’esercito messicano e della guardia nazionale solo nel settembre 2024, quando due persone apparentemente rapite sono state rilasciate, mentre 10 membri del gruppo criminale sono stati arrestati e un piccolo arsenale da combattimento di fucili d’assalto, armi leggere, munizioni, granate a frammentazione, gilet e veicoli blindati sono stati sequestrati. In teoria, il luogo era sotto il controllo delle autorità federali, il che porta la gente di tutto il Paese a chiedersi come siamo arrivati a questo punto.
Complicità dello Stato.
Secondo il racconto del testimone sopravvissuto che si è messo in contatto con le famiglie cercatrici, in questo luogo sono stati trattenuti contro la loro volontà centinaia di giovani provenienti dallo stato di Jalisco e da altre entità, che sono stati reclutati da un gruppo criminale sulla base di inganni come l’offerta di posti di lavoro con stipendi e benefici allettanti che non sono mai esistiti.
Si tratta di una variante della pratica criminale nota come “macellazione del maiale”, che in vari Paesi viene attuata attraverso social network, app o altri mezzi per compiere reati che vanno dalla frode finanziaria al rapimento, fino al camming, come è stato documentato nel nostro Paese.
Nel Messico reale – che contrasta con il Messico immaginario della “quarta trasformazione” e dei suoi programmi assistenziali che non risolvono nulla – la mancanza di opportunità costringe i giovani dei settori popolari a diventare facili vittime di queste false alternative che trovano attraverso internet o presunti “call center” il cui obiettivo essenziale è quello di effettuare il reclutamento forzato di giovani per varie attività al servizio della criminalità organizzata. Purtroppo di casi come questo ce ne sono molti altri e non tutti sono noti.
I gruppi criminali operano ovviamente con la complicità delle autorità ai tre livelli di governo, come dimostra il campo di sterminio di Teuchitlán, anche se oggi diversi politici, tra cui il presidente municipale, il procuratore statale e lo stesso governatore di Jalisco, sono usciti allo scoperto negando di essere a conoscenza dei fatti. Questo, unito al precedente intervento delle forze armate nel ranch e al presunto sequestro della proprietà, porta ancora una volta le madri e le famiglie dei cercatori di tutto il Paese ad affermare ciò che è stato detto tante volte: è stato lo Stato!
Lo Stato messicano è infatti responsabile di questi eventi che si riproducono in continuazione, riempiendo il territorio nazionale con almeno 5.698 tombe clandestine documentate dal dicembre 2006 fino all’aprile 2023, quando hanno cessato di essere documentate per ordine di AMLO, e che evidentemente sono aumentate negli ultimi 23 mesi. C’è anche una crisi forense nell’identificazione dei corpi, con i sei anni di mandato di AMLO che si concludono con 72.100 casi non identificati, più quelli che si aggiungeranno dall’ottobre 2024 a oggi. A questo si aggiunge il numero di sparizioni che fino all’11 marzo ha raggiunto le 123.808 vittime dirette, senza ignorare il fatto che nei primi centosessantadue giorni di governo Claudia Sheinbaum ha aggiunto almeno 6.726 persone scomparse.[1] Il numero di sparizioni è salito a 123.808, senza ignorare il fatto che nei primi centosessantadue giorni di governo Claudia Sheinbaum ha aggiunto almeno 6.726 persone scomparse.
Conclusioni.
L’esistenza del campo di sterminio di Teuchitlán è un fatto sconvolgente e non è affatto un caso isolato. Anzi, conferma che nel nostro Paese è in atto una guerra reazionaria contro il popolo che ha traboccato di crimini di massa, mostrando fino a che punto è arrivata questa ondata di violenza reazionaria. Per questo motivo riteniamo che questa constatazione debba essere letta a partire da altri eventi simili, come il massacro di San Fernando nell’agosto 2010 o la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa nel settembre 2014, tra gli altri.
Questa guerra reazionaria contro il popolo ha una lunga storia e ha attraversato almeno tre fasi chiare nel suo sviluppo. La prima fase è iniziata negli anni Sessanta con la cosiddetta “guerra sporca”, che era essenzialmente una guerra di controinsurrezione contro il movimento socialista armato del nostro Paese, ed è proseguita fino alla metà degli anni Ottanta. La seconda fase è iniziata con l’inizio della “guerra alla droga”, orchestrata dal fascista Felipe Calderón nel dicembre 2006 e proseguita da Enrique Peña Nieto. La terza fase, tuttora in vigore, è iniziata con la legalizzazione della militarizzazione del Paese e la creazione della “guardia nazionale” come quarto corpo dell’esercito reazionario, un atto guidato da Andrés Manuel López Obrador e continuato fino ad oggi da Claudia Sheinbaum Pardo.
Di fronte a questa situazione è indispensabile che i lavoratori e i popoli del Messico comprendano che questa guerra reazionaria è diretta contro di noi, contro i nostri figli e contro le nostre famiglie. La composizione di classe della stragrande maggioranza delle vittime di omicidi, femminicidi, sparizioni e altre espressioni di violenza si trova nelle masse lavoratrici delle città e delle campagne. In altre parole: le vittime sono il popolo.
In questo senso, la convocazione di una giornata nazionale di veglia e di lutto indetta dai collettivi di madri e famiglie in cerca in tutto il Paese per questo sabato 15 marzo, in contemporanea alle ore 17:00, è una buona cosa, un’azione che merita di essere replicata e accompagnata dalle diverse espressioni del movimento popolare, estendendo la posizione ferma e corretta di rifiuto della partecipazione dei partiti e delle organizzazioni elettorali che fanno parte del sistema e quindi sono complici di questa barbarie.
Quest’ultima sta già sollevando nella pratica la necessità di unificare la lotta delle madri e delle famiglie in cerca con la lotta democratico-rivoluzionaria, che non è per la riforma, ma per il rovesciamento di questo vecchio e marcio Stato proprietario-burocratico, colpevole di tutti i mali che gravano sul popolo.
Salutiamo questa giornata di veglia e lutto nazionale e ci uniamo alla richiesta di presentare vivi il dottor Ernesto Sernas García e l’avvocatessa femminista Sandra Estéfana Domínguez Martínez, entrambi scomparsi dallo Stato messicano a Oaxaca rispettivamente dal 10 maggio 2018 e dal 4 ottobre 2024.
Dalle nostre trincee siamo convinti che sia necessario lavorare per la formazione di un fronte unito capace di fermare la guerra contro il popolo, migliorando la correlazione delle forze nella prospettiva della rivoluzione di cui questo Paese ha bisogno. Tale fronte non può essere né elettorale né economico, ma una piattaforma di unità e di lotta che metta al primo posto la difesa dei diritti del popolo.